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Dal 2000 a tutto il 2004 sono stati 4.289 i permessi di soggiorno concessi in Italia per scopi di protezione sociale, 296 i progetti finanziati. Si abbassa l'età delle vittime (il 6,7% sono minorenni).
ROMA - Nel corso della giornata di studio “Sogni, bisogni e progetti delle donne straniere” in programma a Roma giovedì 17 marzo presso la sede dei Centri di Servizio per il Volontariato del Lazio, Cesv e Spes, in via dei Mille 6, organizzata dalla Azienda Usl RM B insieme alla Casa dei Diritti Sociali – Focus, saranno illustrati i numeri relativi ai permessi di soggiorno a scopo di protezione sociale rilasciati in Italia, dal 2000 al 2004. Una possibilità prevista in base all’articolo 18 del Decreto legislativo 286/98, ripreso dall’attuale legge sull’immigrazione, che prevede la realizzazione di programmi di assistenza e di protezione sociale per le donne vittime di tratta. Secondo i dati forniti dal Ministero dell’Interno – Dipartimento della Pubblica Sicurezza – Direzione Centrale per l’immigrazione e Polizia di Frontiera, i permessi di soggiorno a scopo di protezione sociale fino al 2004 sono stati complessivamente 4289. (In particolare: 63 nel 1998, 244 nel 1999, 726 nel 2000, 744 nel 2001, 851 nel 2002, 850 nel 2003 e 811 nel 2004). Cinquantaquattro i diversi paesi di origine delle donne regolarizzate, ma l’80% di loro proviene da sole cinque nazioni: Nigeria, 23,32%; Romania, 18,72%; Moldavia, 15,09%; Albania, 12,22% e Ucraina, 10,19%.
Cofinanziati dal Dipartimento per le Pari Opportunità, inoltre, dal 2000 fino all’agosto 2004, sono stati 296 i progetti di protezione sociale sull’intero territorio nazionale, che hanno accolto e assistito circa 6.781 donne vittime di tratta, di cui 318 minorenni. Tra il 2003 e il 2004, è stato registrato un abbassamento generale dell’età delle vittime. Provenienti soprattutto dai paesi dell’Est Europa (in particolare dalla Romania) sono in aumento le ragazze minori, attualmente circa al 6,7% del totale. Un reato quello dello sfruttamento della prostituzione che dalla strada si trasferisce a luoghi chiusi (appartamenti e locali privati) considerati più sicuri dalla criminalità. Un cambiamento che contribuisce a rendere difficile l’emersione del sommerso e aumenta la clandestinità delle ragazze. In particolare di quelle dell’est europeo (lo sfruttamento delle nigeriane continua prevalentemente in strada) che in questo modo vivono una condizione di ancora maggiore dipendenza nei confronti dei trafficanti Tra le straniere vittime del traffico, sono state in tutto 28.190 quelle accompagnate ai vari servizi sociali, sanitari, psicologici e legali. Mentre sono 6.78 1e donne inserite nei progetti di protezione sociale, 5.372 quelle avviate a corsi di formazione, di alfabetizzazione alla lingua italiana, a borse di studio e lavoro. Inoltre, 3620 sono stati gli inserimenti lavorativi. Medio-alto (diploma di scuola superiore) il grado di scolarizzazione della maggioranza delle ragazze che provengono dall’Europa dell’Est mentre risulta nella gran parte basso quello delle nigeriane (scuola dell’obbligo e, in alcuni casi, analfabetismo). Una situazione che mette in evidenza la necessità di percorsi differenziati - anche attraverso progetti individuali - di reinserimento sociale, di formazione e di avviamento al lavoro. (fm)
Tratto da: Redattore Sociale del 15/03/2005 (ore 11,20). |