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Nigeriane sulle strade: schiavitù invisibile   Stampa  E-mail 

"Le loro catene sono psicologiche, riti vodoo suggellati dal sangue e dalla superstizione che le rende ancora più schiave e più deboli di fronte ai trafficanti. "Le ragazze che arrivano dalla Nigeria e in particolare dalla zona di Benin City sono vittime di un rito contro il quale non è facile combattere"- racconta Antonio Casarola dell'associazione Black and White che da anni è attiva nel casertano per proteggere le vittime della tratta e reinserirle nella società. Proprio in questi giorni a Caserta la regione Campania e un gruppo di associazioni hanno organizzato una conferenza sulla tratta delle donne nigeriane.

Abbiamo chiesto se si può parlare di schiavitù: "Assolutamente sì - ha risposto Casarola - Il meccanismo ormai va' avanti da un po' di tempo. Le ragazze, pensano di cominciare lavorando come cameriera o donne delle pulizie negli alberghi per poi sfruttare la conoscenza dell'inglese nelle reception ma si ritrovano intrappolate nel debito che hanno contratto per pagare il viaggio in Italia. Finiscono sulla strada: l'importante è ripagare. Di fatto, non hanno altre possibilità".

Tratto da: Nuove Schiavitù del 23/02/2005.


 

 


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