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Si allarga il progetto ''La ragazza di Benin City'' a favore delle donne nigeriane vittime di tratta   Stampa  E-mail 

Si allarga il progetto ''La ragazza di Benin City'' a favore delle donne nigeriane: al via una serie di incontri nelle regioni italiane promossi dalla rete di auto mutuo aiuto tra clienti.

AOSTA - Si allarga con l’organizzazione di incontri in ogni regione d’Italia il progetto “La ragazza di Benin City”, che si occupa di giovani vittime della tratta tramite una rete di auto mutuo aiuto tra clienti, ex clienti, amici, fidanzati, mariti delle ragazze, anch’esse impegnate a favore di altre giovani. L’idea è quella di moltiplicare gli incontri, aprire un dibattito sempre più ampio, rendere più fitta la rete di persone coinvolte e quindi estendere gli interventi di aiuto. 

“Il progetto è nato tre anni fa – spiega l’ideatore Claudio Magnabosco, giornalista e scrittore – da allora la rete si è talmente allargata che siamo arrivati al punto in cui è indispensabile che qualcuno si prenda la responsabilità di organizzare le riunioni nel resto d’Italia, rendendosi visibile e indipendente. Tutti siamo volontari, lavoriamo per puro impegno personale e con le nostre forze e siccome abbiamo visto che quello che facciamo funziona, siamo intenzionati a mettere in campo  nuove risorse umane”. Magnabosco mette l’accento anche sull’effetto di incoraggiamento che gli incontri provocano sui clienti e sulle ragazze, perché aprono uno spiraglio e offrono la possibilità di impegnarsi concretamente.

Il progetto “La Ragazza di Benin City”, ha preso spunto dal libro "Akara-Ogun e la ragazza di Benin City", dello stesso Magnabosco, che racconta in modo romanzato la sua vera storia d’amore con una giovane nigeriana conosciuta sulla strada. Alcuni lettori del romanzo, edito da “Quale Cultura - Jaca Book”, si sono messi in contatto con l’autore e hanno fatto rete tra loro, trasformando l'esperienza di ciascuno in una concreta azione di solidarietà umana e di impegno sociale e civile. Sono stati moltissimi i contatti stabiliti tanto che ora il progetto è in grado di uscire dalla regione in cui è partito, la Valle d’Aosta e dal Nord in generale, e diventare operativo in tutta Italia.

In occasione degli incontri, sarà presentato il saggio dal titolo “Da uomo a uomo, da cliente a cliente”, che sta per uscire. Sempre nell’ambito del progetto, a maggio sarà consegnato per la quarta volta, nel corso della Fiera del Libro di Torino, il premio riservato a giornalisti che si impegnano contro la tratta creando una cultura della solidarietà verso i problemi della schiavitù e della condizione della donna. E ancora, si stanno raccogliendo poesie e canzoni dedicate alle ragazze di Benin City per farne una raccolta.

E’ inoltre in previsione la pubblicazione del libretto della pièce teatrale “Isoke” del Teatro Incerto di Udine che presto riprenderà a girare in Italia; ripartiranno anche le rappresentazioni dell’altra pièce sul tema della tratta: “Anime Schiave” dell’Acti di Torino, ispirata ad un libro del giornalista Marco Neirotti. Infine è pronto il nuovo romanzo di Claudio Magnabosco, “Tre notti con Akara-Ogun”.

In Italia vivono, clandestine e prostitute, migliaia di ragazze nigeriane, sfruttate da un racket che le ha portate in Europa con false promesse e le ha ridotte in stato di schiavitù. Il progetto “La ragazza di Benin City” affronta il problema e vuol farsi strumento di azione concreta, operando su quattro fronti: con le “organizzazioni del volontariato”, incentivando a loro favore il flusso dei sostegni finanziari grazie ai quali possono portare avanti percorsi di recupero, con le istituzioni, sollecitandole a non risolvere il problema solo con il rimpatrio delle ragazze, verso i clienti, recuperandoli ad un comportamento responsabile ed aiutandoli a superare il loro stesso disagio con l’apporto di gruppi spontanei di auto-mutuo aiuto, verso l’opinione pubblica proponendo iniziative di sensibilizzazione. Il Progetto non raccoglie direttamente e non gestisce denaro, ma invita chi può e lo desidera, ad adottare a distanza una ragazza, finanziandone, in modo reciprocamente anonimo, il percorso di recupero attuato dalle organizzazioni del volontariato. L’idea di fondo è che se non si coinvolgono tutti gli attori, il fenomeno non sarà né compreso, né debellato. L’indirizzo mail del Progetto è claudio.magnabosco@tiscali.it. (al.br.). 

(Per informazioni consultare i siti www.inafrica.it, www.chisei.org e www.gfbv.it).

Tratto da: Redattore Sociale del 31/01/2005 (ore 15.50)


 

 


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