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Malawi: la drammatica realtà della prostituzione giovanile   Stampa  E-mail 

Malawi: la drammatica realtà della prostituzione giovanile. Non più un business clandestino ma un'attività che produce benefici immediati (denaro) e conseguenze terribili a lungo termine (Aids). La storia della 14enne Fanne Munyu.

In esclusiva da News from Africa

NAIROBI – Che piaccia o no, la prostituzione giovanile non è più un business clandestino nel Malawi, minuscolo stato del Sud Africa. Entrambe le parti interessate, prostitute e clienti, ne riconoscono i benefici di breve durata - denaro e piacere sessuale – come pure le conseguenze a lungo termine: logoranti sofferenze e morte dolorosa causate dall’Aids.
Mi siede accanto Fanne Munyu, quattordicenne, sul suo confortevole e lussuoso materasso, adagiato su un letto di mogano, degno di un  albergo a cinque stelle. Il suo opulento letto sta in una piccola assolata stanza rettangolare, all’incirca di 2 metri per 1,5. Nonostante il sole rovente all’esterno, una leggera brezza rinfresca la stanza di Fanne.

Questa semplice e piacevole scena non deve trarre in inganno rispetto alla triste realtà che nasconde.
“Questa stanza ed il mio corpo sono la mia intera vita. La chiamo la ‘stanza benedetta’ perché qui mi guadagno il pane. Molti rispettabili uomini d’affari e persino ministri di governo hanno trascorso qualche ora o l’intera notte in questa stanza. Ecco perché, sebbene piccola, è sempre in ordine e pulita”. Così, vengo subito a sapere che il materasso dove sono seduto è il dono di qualche uomo politico, segno di riconoscenza per i romantici servizi resi dalla giovane.
Malgrado si prenda tanto cura della sua stanza, a Fanne non piace prostituirsi. “Non sono contenta di questo lavoro degradante e disumano. Se avessi un’alternativa per sopravvivere, lo lascerei immediatamente” dice, aggiungendo che il suo sogno è di ritornare al suo povero villaggio di Chickwawa ed essere reinserita nella comunità.

Fanne è piena di rimpianti: parla dei due anni in cui ha praticato la prostituzione come del peggiore, inevitabile capitolo della sua indecente vita. Singhiozza, quando mi racconta la sua storia, in un night club alla periferia di Blantyre, seconda città del Malawi, dove era accampata. Prima dell’arrivo al night club, due anni fa, si era venduta anche a cinque uomini a notte per mantenersi.
Fanne guadagnava soltanto un dollaro, mentre i suoi danarosi clienti, oltre a regalarle il letto, arrivavano a darle anche più di dieci dollari.
Fanne non è soddisfatta del suo reddito, ma non ha altra scelta. “Mi trovo in questa vergogna a causa della povertà: per combatterla, non posso far altro che vendere il mio corpo”. Tutto iniziò con la morte dei genitori, cinque anni fa. “Le mie disgrazie sono cominciate allora, quando ho perso entrambi i genitori. In che modo siano morti, è un’altra storia agghiacciante” ci spiega, mentre le lacrime riempiono i suoi occhi infantili.
Racconta che quando vennero a mancare i suoi, fu costretta a stare con suo fratello, il quale sfortunatamente era mantenuto da un amico. Fanne scoppia in lacrime, mentre mi confida che l’amico del fratello abusava di lei ogni volta che questo era fuori. “Mio fratello non mi credeva, quando gli raccontavo il comportamento vergognoso dell’amico. Credo temesse di essere mandato via dalla casa dell’amico. Ero stufa di essere molestata sessualmente, contro la mia volontà. Un sabato, un’amica mi propose di andare in un night club, per divertirci un po’. Accettai.”

Fanne e la sua amica incontrarono allora un camionista, che le portò a Mwanza, un paese di frontiera distante 200 chilometri dalla loro casa a Chickwawa. Qui le scaricò e per due mesi le ragazze si guadagnarono da vivere praticando l’antico mestiere delle adescatrici.
Un giorno incontrarono un altro camionista, che promise loro un lavoro ben retribuito nella città di Blantyre. Le ragazze accettarono e lo seguirono. I timori iniziarono quando il camionista si fermò a Lunzu Township, a circa 20 chilometri da Blantyre, e chiese di avere rapporti con loro. Dopo essere stato soddisfatto, promise di presentare loro un uomo d’affari che le avrebbe assunte come cameriere in un ristorante. Giunte a destinazione, capirono subito di essere state nuovamente ingannate: uno squallido bar a Chirimba, dove non c’era ristorante. “Quello che fece il camionista fu di affittarci due stanze e dirci: ragazze, siete belle abbastanza per sapere come sopravvivere”.

Chiedo a Fanne se non abbia paura di contrarre l’Aids attraverso la prostituzione. ”Posso scegliere se soffrire e morire di povertà subito, oppure continuare a prostituirmi e morire di Aids tra dieci anni. Preferisco godermi qualche altro anno e morire più tardi”.
Mentre Fanne è riluttante a far ritorno al suo villaggio a Chickwawa, una locale organizzazione non governativa (PSGR) crede che sarebbe possibile riabilitare e reintegrare le vittime di questi commerci sessuali nelle rispettive comunità d’origine.
L’organizzazione sta mettendo in atto inoltre varie iniziative per salvare le giovani prostitute da questi traffici illegali. PSGR, tra le altre iniziative, progetta di costruire una casa di riabilitazione per queste giovani. Il problema della prostituzione nel paese è dunque ancora molto grave, sebbene il Ministro della salute in Malawi abbia preso atto che l’Aids uccide 10 persone l’ora ed un milione di persone su una popolazione di 12 milioni vive con l’Aids.

(Traduzione di Chiara Ludovisi)

Tratto da: Redattore Sociale del 25/01/2005 (ore 10.16)


 

 


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